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Pallatore
Mercoledì 30 Dicembre 2009
Pallatore è lo strumento atto a pallare il gelato. La pallazione (arc: pallatura) viene effettuata inserendo e strofinando ripetutamente il pallatore nella vaschetta fino a produrre una massa di gelato di forma pressoché sferoidale da porre su un cono di cialda o un’apposita ciotola.
Ex: Mamma prendo il pallatore così possiamo pallare il gelato!
(Antonio Bulla)
Palettare
Lunedì 20 Luglio 20096 maggio 2009 - addio Andrea
Giovedì 7 Maggio 2009Finalmente è uscito il sole, un’intensa giornata di lavoro, la preghiera e la messa a Bonaria con i Mercedari, i bambini a casa con Simo, un pò discoli perchè aspettano che babbo rientri da una giornata più lunga del solito, poi il rientro sull’asse mediano, via Peretti e li, davanti all’ospedale una moto, bianca, per terra…
“Ancora un’altra volta”, ho pensato, speriamo stia bene… poi a casa, dove la famiglia mi aspettava con impazienza.
Più tardi uno squillo, mia madre al cellulare: “Andrea è morto! Ha avuto un incidente davanti al Brotzu…”
Mio cugino, il primo che ho visto nascere, quel batuffolo biondo con cui ho condiviso l’infanzia poi diventato un ragazzone buono, socievole, generoso…
L’asfalto se l’è portato via, quell’asfalto tanto nemico dei motociclisti, cui molte volte perdona un’avventatezza, cui molte volte dona un’altra chance laddove un’automobilista distratto o avventato pensa: “li una macchina non ci passa” mentre una moto ci passa benissimo oppure “sto invadendo solo di poco l’altra corsia”. Questa volta l’asfalto, travestito da furgone, si è portato via Andrea.
Tante, troppe croci sulle nostre strade. Tante vite spezzate in un attimo senza un motivo, tante trame intessute e poi spezzate…
Non so come sia successo, non so chi abbia colpa, so solo che oggi una parte del mio cuore non c’è più, è volata con lui sull’asfalto.
Venite Santi di Dio, accorrete Angeli del Signore accogliete la sua anima e presentatela al trono dell’Altissimo. Maria, madre dolcissima, te l’affido, accompagnalo dinanzi al Figlio tuo e dona sollievo a zia Maristella e zio Tanino, a Sara che non ha più il suo fratellone, a tutti noi che, qui, continuiamo a percorrere le nostre strade senza più nel petto un pezzo del nostro cuore.
Immunità… Impunità…
Lunedì 26 Gennaio 2009Stamattina Renato Soru, dopo aver depositato la querela contro Berlusconi, uscendo dalla questura, ha dichiarato: ”Il mio atto deriva dal comportamento del premier in questi ultimi giorni di campagna elettorale: è da tempo che dice delle cose che sono perseguibili. Purtroppo, in questo momento credo che sia protetto dal lodo Alfano, staremo a vedere”.
Accidenti!
Berlusconi può fare quello che vuole!
Non può essere perseguito in nessun modo!
Non è un cittadino come noi!
La Corte Costituzionale farà qualcosa, vero?
Ma ci casca davvero qualcuno?
Martedì 13 Gennaio 2009Poste Italiane Caro cliente,
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Scene di ordinario regime
Lunedì 3 Novembre 2008tratto dal sito L’altra voce
Un camion carico di spranghe, l’attacco è premeditato, in piazza Navona la polizia copre i fascisti: “sono di sinistra”
Aveva l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.
L’accademia della crusca ringrazia 2 la vendetta…
Mercoledì 22 Ottobre 2008Il Giornale di Sardegna ci riserva oggi un’altra chicca: “Realizzata nel 1307 da Capula è stata ristrutturata nel 1906 (ndr: la Torre dell’elefante)”.
Caro “giornalista”,
si dice “restaurata” non “ristrutturata“!
Per la serie: ”AAA Vendesi ampio quadrivano bibagni ristrutturato…” ![]()
L’accademia della crusca ringrazia…
Martedì 14 Ottobre 2008“Battaglia Pd ora i ribelli chiamano a D’Alema”.
Ma chi ciel’à imparato l’itagliano a questi qua? Mario Brebei? ( www.brebei.com )
Ma chi ci governa?
Sabato 11 Ottobre 2008Questo è il nostro Ministro alla Pubblica Istruzione.
Lei si chiede cosa facciano gli altri due maestri quando il terzo tiene lezione in una classe. Lei vuole fare una svolta nella storia dando maggiore qualità alla nostra scuola.
Per intanto sta modificando la struttura della scuola elementare italiana allo scopo di portarla almeno ai valori medi europei, peccato che i valori medi europei siano molto al di sotto del livello qualitativo della nostra scuola elementare, che ci è invidiata in tutto il mondo.
In compenso siamo in coda pe quanto riguarda la qualità della formazione a partire dalla scuola media fino all’università, quindi mi pare opportuna l’idea di tagliare i fondi all’università!
Speriamo che la Montessori continui a riposare in pace.
